A CÀ DI SINQUË CIAN

Si tratta di una caratteristica casa tradizionale di abitazione che si sviluppa su cinque piani collegati internamente da una rimarchevole scala in pietra a semichiocciola (l’unica di questo tipo esistente a Upega) detta e šcare šcüre (la scala buia) perché dotata di una sola finestra insufficiente a illuminarla tutta. La casa, sviluppandosi in altezza, si innalza dalla zona bassa dell’abitato (I Sutan) fino a quella più alta (I Suran), cosicché il quinto piano partendo dal basso (Via A. Lanteri), risulta essere il pian terreno sulla strada che percorre la parte alta del paese (Via IV Novembre) (fig. 1).

Fig. 1 – A cà di sinquë cian, vista da via IV novembre

Una singolare vicenda familiare 

L’edificio fu costruito da Bartolomeo Lanteri (1827-1878) -appartenente alla famiglia dei “Marchisi”- presumibilmente fra il 1873 (anno di nascita del suo ultimo figlio maschio) e il 1878 (fig. 5). Bartolomeo ebbe nove figli: quattro femmine e cinque maschi (fig. 3). Proprio per questi ultimi decise di costruire la casa, un piano ciascuno (le femmine, una volta sposate, sarebbero andate ad abitare in case di proprietà dei rispettivi mariti). Bartolomeo, in autunno, si recava abitualmente in Francia per lavorare e potersi guadagnare da vivere; in primavera ritornava a Upega e costruiva ogni anno un piano di abitazione, procurandosi autonomamente tutto il materiale necessario 

(legname, pietre, calce, lastre di pietra per la copertura). 

Caratteristiche architettoniche La presenza di una scala unica che collega i diversi piani dell’edificio è da attribuirsi al fatto che i coinquilini fossero fratelli e che perciò non dovessero far fronte a particolari problemi di convivenza o di riservatezza. Le case che fiancheggiano questo antico condominio, infatti, divise in piani abitati da famiglie diverse, sono tutte dotate di due scale separate, una con accesso dalla strada che attraversa la parte bassa dell’abitato (Via A. Lanteri) e un’altra con accesso da quella che attraversa la parte alta (Via IV Novembre). Questo edificio, fortunatamente mantenuto nel tempo dai proprietari -discendenti del costruttore- nel suo aspetto originario, è senz’altro la casa tradizionale più notevole dell’intero abitato. È costruito interamente con pietre non lavorate, legate con calce prodotta in loco. I vari piani di abitazione sono separati da soffitti formati da travi disposte a intervalli regolari riempiti da pietre legate con calce, travi a cui sono fissate le assi che formano il pavimento del piano superiore. Le finestre non sono numerose, per ottenere un riparo più efficace dal freddo: piuttosto piccole quelle sulla parete laterale, verso Via Sant’Anna, più ampie quelle in facciata, perché meglio esposte. Molto bella è la serie di balconi in legno sovrapposti (puntii), caratterizzati da balaustre formate da elementi verticali (barèle) a sezione quadrata (sagomati nella balaustra del quarto piano -non più originale). In origine i balconi erano cinque (fig. 2);

Fig. 2 – A cà di sinquë cian, foto storica dei primi del Novecento.

nella prima metà del Novecento, quello del primo piano è stato eliminato. L’unica aggiunta non originale, che si integra comunque perfettamente con la struttura, sono i piccoli locali in legno che ospitano i servizi igienici, ricavati sui balconi. La casa presenta a pianterreno (in Via A. Lanteri) un piccolo atrio porticato, aperto sulla strada pubblica, che ripara l’ingresso ai piani di abitazione. Non aveva stalla ma solo due vani (sèle) adibiti a deposito di generi alimentari (perlopiù tuberi e formaggi). A livello di Via IV Novembre, nella parte alta del paese, l’edificio presenta un altro ingresso ai piani di abitazione e ad un’ampia soffitta, dotata, in anni recenti, di un piccolo balcone in legno che dà sulla strada pubblica. A questo piano, fino agli anni Quaranta del secolo scorso, si trovava l’unico negozio di generi alimentari e rivendita di tabacchi esistente in paese. Gestito prima da una delle figlie del costruttore della casa, passò successivamente ad un nipote che lo gestì fino al 1940 circa. Da notare sulla parete laterale, a sinistra rispetto all’ingresso, un singolare elemento in pietra lavorata che fuoriesce dal filo del muro: si tratta di un doccione per lo scolo dell’acqua piovana, unico elemento di questo tipo sopravvissuto a Upega. Degna di nota è anche la porta di ingresso, ornata da losanghe sagomate e dotata di interessanti ferramenti, tra cui una serie di borchie in metallo che danno origine ad un motivo decorativo entro cui è contenuta, sempre realizzata in metallo, la raffigurazione di un uomo dalla testa di scimmia su un tralcio vegetale (fig. 4).

Fig. 3 – Decorazione del portale d’ingresso con raffigurazione di un uomo dalla testa di scimmia su un tralcio vegetale

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